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La frizione (bidisco a secco) è scorrevole ma occorre un certo sforzo per azionarla perché il pistone della pompa è passato da 13 a 15 mm: lo stacco è rapido ma meno dosabile.
Il
cambio ha innesti lunghi ed imprecisi
, questo è un settore in cui Guzzi dovrà lavorare per migliorarne la funzionalità.
Sui rettilinei il 4 valvole di Mandello spinge con una
progressione dirompente, c’è solo una leggera flessione intorno ai 4.500 giri che ci hanno assicurato sarà eliminata grazie ad una mappatura più a punto. Sono ben 11,6 (a 6.400 giri) i kgm dichiarati (e 122 CV a 8.000 giri la potenza massima) e nella manopola del gas si sentono tutti.


Gli ingressi in curva avvengono velocemente ma vanno impostati pensando alla traiettoria, accompagnandola e lasciandola correre sul binario tracciato dall’avantreno.
I
freni sono ottimi per potenza e modulabilità però abbiamo notato un allungamento della corsa
alla leva dopo parecchi giri di pista.
Il vero
limite della MGS è nelle varianti, nei veloci cambi di direzione, perché rialzare la moto per “buttarla” dall’altra parte richiede un bell’impegno fisico. Noi abbiamo parzialmente migliorato la situazione ritoccando l’assetto: più freno idraulico e retrotreno più alto di 5 mm.

Un punto particolarmente gustoso è stato la variante Ascari: si entra veloci e per contrastare la tendenza sottosterzante della MGS si apre il gas. “Magicamente” l’avantreno punta l’interno della curva e si chiude la traiettoria. Davvero divertente!
Conosciamo bene la pista di
Monza, però girare in 2’05” su una moto così “diversa” alla prima uscita… non è affatto male!

Il motore della MGS sembra quello della vecchia Daytona 1000. La sostanza però è ben diversa. La cilindrata è di 1.225 cc grazie ai cilindri con alesaggio di 100 mm e corsa di 78 mm (la versione stradale avrà alesaggio di 92 mm). L’utilizzo di pistoni Cosworth ad alto compressione ha richiesto bielle più lunghe. Nelle testate troviamo valvole in Nymonic con diametro 36 mm all’aspirazione e 31 mm allo scarico.